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Taranto Calcio (2000-2004)
[Foto] :: il Taranto Calcio della stagione 2000/01 (serie C2)
 
di Redazione
 
E adesso veniamo a noi.
Prima di scrivere di questa società è importante fare una premessa che serve ai presenti e ai futuri. Le illusioni sono temporanee per definizione.
Illusione. E' quella vissuta nei primi 2 anni della gestione Pieroni. I successivi 2 hanno svegliato tutti i tifosi. Tutti. Perchè non c'è stato tifoso che non si fosse convinto che i tempi bui fossero finiti e che quindi fosse arrivato il momento di godere delle agognate soddisfazioni. La durata di queste ultime è stata di appena 2 anni dopodichè, al termine dei totali 4, le umiliazioni patite sono state così numerose che l'unica soluzione fattibile è stata l'ennesimo fallimento, il terzo in appena 19 anni.
Pignatelli, seguito da Carelli, seguito da Pieroni e soci ma questi ultimi peggio, molto peggio, dei loro illustri predecessori. Premessa obbligata.
Adesso raccontiamo questa storia con distacco, come se fossero passati decenni. Riteniamo che questo sia l'unico modo per approcciare al Taranto Calcio, perchè se dovessimo raccontare le emozioni vissute, avrebbero il sopravvento solo quelle negative e forse non sarebbe giusto: la storia è quasi sempre ciclica e a tutto si trova quasi sempre una spiegazione quando si ha la pazienza di rispolverare i vecchi annali e la società che per poco non ci ha fatto tornare all'inferno, piaccia o no, fa parte della nostra storia.


Papalia e soci conquistano il 2° posto nel CND 1999-00 vinto dal Campobasso. L'Arsenaltaranto viene ceduto (29 giugno 2000) a una cordata di imprenditori: Pieroni ne è il maggiore azionista, Giove il presidente e Tagarelli, Palma e Simonetti gli altri soci.
Marsala e Saronno non sono in regola con i bilanci: si punta al ripescaggio in C2. Nel frattempo la nuova società ha cambiato denominazione: Taranto Calcio S.r.l.
Arriva il ripescaggio in C2. 28 luglio 2000, dopo 1 mese di vita, la nuova società ottiene il ripescaggio. La radiazione di Marsala e Saronno apre la strada al Taranto Calcio, ripescato in virtù del secondo posto ottenuto (con il maggior numero di punti fatti a livello nazionale), del notevole bacino d'utenza e dell'ottima situazione economica del nuovo sodalizio.

Serie C2 2000-01, si rinnova la sfida al Campobasso.
Tutto va alla perfezione. Tifosi in costante aumento, marketing a gonfie vele, sponsor Raffo sulle maglie indossate da calciatori come Spagnulo, Riganò, Monza, Terrevoli, Giugliano, Di Nardo, Bertuccelli e rincorsa al Campobasso conclusa con un 1° posto che equivale al coronamento di un sogno. Il Taranto Calcio riporta la nostra passione ad una sola lunghezza dai cadetti e Pieroni e soci vengono portati in trionfo.

Serie C1 2001-02, dalle stelle alle stalle.
Sapore di serie B. Insieme a Pescara, Avellino, Ascoli Piceno e Catania c'è anche Taranto. Vecchie sfide che si rinnovano, vecchie rivalità che ritornano. Il Taranto dice la sua fin da subito. A volte si stenta in trasferta ma in casa non ce n'è per nessuno. Lo Iacovone si riempie domenica dopo domenica e le grandi sfide vengono sempre salutate da flotte di appassionati. Piccoli tifosi crescono: tornano i gadgets e gli indumenti del Taranto come regali più gettonati per Natale. Sembra un sogno ma l'analogia col passato (ricordate quella per le gestioni di Fasano e Carelli?) anche stavolta è impressionante.
L'Ascoli è imprendibile come quando nel 1977/78 tra le aree avversarie imperversava Erasmo Iacovone.
Il Taranto rimane in scia e si ferma al 2° posto. I play-off per la serie B con Lanciano e Catania ci regalano 3 domeniche di emozione e 1 che sarà difficile dimenticare da lì in avanti.
Il 9 giugno 2002 lo stadio Iacovone vede di fronte il Catania della famiglia Gaucci e il Taranto dell'ex dipendente Pieroni. La finale è strana e il Taranto non sembra il solito. Un Catania tranquillo e ordinato gestisce contro un avversario che non ingrana mai la quinta. La cornice dei 30 mila giunti allo Iacovone ingoia il boccone amaro di uno 0-0 che vuol dire ancora C1 (1-0 per il Catania, nella gara di andata). Gravi incidenti a fine gara.

Pieroni aveva ancora interessi in comune con i Gaucci? E cosa dire delle eventuali conseguenze dovute alla doppia proprietà (Pieroni, patron dell'Ancona in serie B, secondo le norme federali avrebbe dovuto cedere una tra Ancona e Taranto se quest'ultima avesse raggiunto la serie cadetta)? Sono questi i dubbi che assalgono tutti i tifosi e smaltirli sarà dura soprattutto alla luce di ciò che accadrà dopo.

Pieroni sparisce dalla circolazione. La squadra della C1 2001-02 viene smembrata quasi completamente e i successivi campionati di C1 (2002-03 e 2003-04) si concludono (il primo) con una salvezza stentata, agguantata solo grazie a un filotto di vittorie sul finire del campionato e (il secondo) con la meritata retrocessione in serie C2.
Le sporadiche apparizioni in riva ai due mari di Pieroni (sempre più profeta in esilio perenne nella sua Ancona) dividono la tifoseria e danno voce ai 4 soci di minoranza Giove, Tagarelli, Palma e Simonetti. Il marketing non esiste più. I debiti si accumulano (ma questo si saprà troppo tardi) così come le magre figure collezionate nei campi avversari. Le istituzioni cittadine latitano e iniziano le prime, infruttuose, forme di protesta. Manifestazioni ad Ancona e a Taranto. Sit-in davanti a Palazzo di Città. Raccolte fondi. Volantinaggi e richieste di aiuto a politici, imprenditori e media locali. Scioperi del tifo, mai visti a Taranto prima di allora.
La rapida discesa continua e i play-out della stagione 2003-04 contro la Fermana emanano il verdetto: due pareggi tra andata e ritorno e, a causa del peggior piazzamento in classifica, retrocessione in C2 per noi.
Pieroni, dalle colonne dela carta stampata (7 giugno 2004), rilancia: tentiamo il ripescaggio in C1.
Qualcuno ci crede ma l'estate passa inesorabile e il Taranto infine rischia pure di non iscriversi alla C2. Si trovano i fondi ma mancano i giocatori che, nel frattempo e a ritiro finito, si sono accasati altrove. All'inizio della C2 2004-05 la rosa è composta di soli 4 titolari e viene completata con la formazione Berretti o meglio, è quest'ultima che viene rimpinguata dei titolari rimasti.
Larghe sconfitte e magre figure. I ragazzini della Berretti s'impegnano ma non riescono ad ottenere risultati. Stanzione e Telegrafo (dirigenti senza portafoglio) brancolano nel buio. Pieroni si è già disinteressato pubblicamente e in più sedi (significativa telefonata al "Processo di Biscardi" del 30 gennaio 2004) e dei 4 soci non si hanno più notizie.

Taranto Supporters si fa promotore dell'unica strada percorribile: la messa in liquidazione. Ma gli ostacoli sono tanti. Le carte federali parlano chiaro (come pure l'esempio di Foggia della stagione precedente) e fallendo a stagione in corso e trovando gli acquirenti in tempo utile dopo le procedure burocratiche dei curatori fallimentari, è possibile proseguire lo stesso campionato con una nuova società e nuovi dirigenti. La stagione è recuperabile ma si perde tempo prezioso (le affermazioni da più fronti sui presunti rischi che comporterebbe quest'operazione si riveleranno infondate) e si arriva così al 26 ottobre 2004.
Alle ore 9 del 26 ottobre 2004 la IV sezione del Tribunale fallimentare di Taranto dichiara il fallimento del Taranto Calcio Srl sotto il peso di ben 18 istanze di fallimento e oltre 100 creditori. Il debito ammonterebbe a 2 milioni e 600 mila euro.
L'Amministrazione Comunale stanzia 100 mila euro e si va avanti in gestione provvisoria. Le cordate interessate sembrano essere solo 2: la "S.S. Taranto" di Colomba, Greco, Papalia e Gatto e la "Sport Invest Srl" di Blasi e Vinciguerra.
La prima asta fallimentare è deserta. La seconda, pochi giorni dopo, è quella buona.
Vince la "Sport Invest" di Blasi e Vinciguerra, unica ad aver presentato con un'offerta.
Il 43enne imprenditore di Manduria è il nuovo proprietario del Taranto grazie ad un'offerta di 294 mila euro. Due giorni dopo (16 dicembre 2004) viene costituita la società chiamata Taranto Sport Srl che a fine mese ottiene il titolo sportivo dalla Lega per la prosecuzione del campionato in corso. Tutto come previsto.
Il Taranto Calcio Srl è morto e sepolto ma c'è una salvezza da conquistare e il percorso, grazie ai dannosi temporeggiamenti, è tutto in salita.