E' nei primissimi anni del 1900 (precisamente
nel 1904), sull'esempio inglese e grazie all'entusiasmo provocato
dalla fondazione delle prime squadre italiane (Pro Vercelli
nel 1892 e Genoa nel 1893), che Taranto e i tarantini iniziano
ad avvicinarsi al gioco del calcio.
La prima squadra tarantina dedita a quello sport è la Mario Rapisardi, una congrega di studenti dell'omonimo
circolo tarantino, che inizia a giocare al calcio come alternativa
alla sua natura prettamente podistica.
Sempre nel 1904 Luigi Ascanelli fonda l'U.S. Pro Italia
che, sempre in quell'anno, si fonde con la Rapisardi formando
la Taras. L'esperimento non va a buon fine per vari motivi,
tra cui la convinzione di Ascanelli dell'impossibilità,
per la città, di sostenere la convinvenza di due squadre
di calcio, quindi il passo indietro è obbligato: sciolta
la Taras, viene ricomposta la Pro Italia.
Nel 1911, dall'idea di Giovanni Sardella, nasce l'Audace
Foot Ball Club. I fondatori sono tutti studenti tarantini:
Giuseppe Schinaia, Manlio Voglino, Giuseppe
Scotti e lo stesso Sardella. La nuova squadra si pone come
antagonista alla più conosciuta Pro Italia, l'intento
è quello di "rubarle" blasone e qualche tifoso. Nel 1919 viene fondato il "Comitato Regionale Pugliese",
aderente alla F.I.G.C.
Gli anni '20 costellano il panorama calcistico tarantino di numerose squadre di calcio. Nel 1917 (con un dubbio 1919) nasce l'Enotria Foot Ball Club mentre nel 1920 sorge la Veloce Foot
Ball Club. Entrambe sono però destinate a breve vita, con la partecipazione
ai soli campionati di 1a e 2a divisione pugliese: quelli del
1921/22, 1922/23 e 1923/24 per la prima e del 1921/22 e 1922/23
per la seconda.
Degne di menzione sono altre società calcistiche di
quei tempi, che già svolgevano la loro attività nel territorio jonico: sono il Foot Ball Club Garibaldino,
la Libertas e l'U.S. Nettuno.
Nell'estate del 1924, l'Enotria, la Veloce e il Garibaldino
si fondono in un'unica società che prende il nome di U.S. Tarantina: la neonata società parteciperà solo alla stagione calcistica successiva, nella 1a divisione
pugliese del 1924/25. L'11 luglio 1927, dalla fusione tra Pro Italia e Audace, nasce
l'A.S. Taranto. Presidente è Antonio Colucci prima
(rapida parentesi) e Pietro Resta poi. Nell'estate del 1928
l'A.S. Taranto assorbe l'U.S. Nettuno.
Campionato di 1a Divisione 1934/35: prima storica promozione
in "serie B" per l'A.S. Taranto, presidente è
Pietro Resta. Alla "serie B" si accede direttamente
dalla 1a Divisione. Il 20 settembre 1935 viene a mancare proprio
Pietro Resta: il Taranto così si appresta a iniziare
il primo campionato cadetto della sua storia senza il valido
dirigente che l'aveva condotto a quello storico traguardo. Proprio
all'inizio della stagione 1935/36 viene introdotta la "serie
C". Al campionato di "serie C" del 1936/37, insieme
all'A.S. Taranto, partecipa anche la Franco Tosi, è
la squadra aziendale dei "Cantieri Tosi" di Taranto:
concluderà con la retrocessione.
In memoria del grande presidente dell'A.S. Taranto, nel 1939
viene fondata la S.S. Pietro Resta che partecipa al campionato
di "serie C" del 1942/43, proprio con l'A.S. Taranto.
Un buon sesto posto con 23 punti.
Il 17 settembre 1940 sono l'A.S. Taranto e l'U.S. Pro Italia
a fondersi formando così l'Unione Sportiva Taranto.
Nel settembre del 1943 viene firmato l'armistizio e l'Italia
dichiara guerra ai suoi vecchi alleati, ogni attività calcistica viene sospesa.
Dopo la seconda guerra mondiale nasce, nel 1944 (dai resti
della Pietro Resta), l'U.S. Arsenale Taranto: la squadra è composta per lo più da militari della Marina
Militare Italiana, che in Taranto ha avuto da sempre uno dei
suoi principali punti di riferimento. Si ricompongono S.S.
Pro Italia e Audace F.C. 1911. L'U.S. Taranto cessa
l'attività e i suoi calciatori si dividono andando a
infoltire le rose delle nuove società: tutte e tre partecipano
al campionato di "serie C" del 1945/46 che si concluderà
con la promozione in "serie B" per l'Arsenale Taranto. Nel maggio del 1946 si fondono per la seconda volta Pro Italia
e Audace. La città allora non poteva permettersi il lusso
di avere tre squadre di calcio e i problemi economici non potevano
essere ignorati. La nuova società si chiama nuovamente A.S. Taranto. L'Arsenale, grazie al sostegno economico
dei vertici militari, riesce a mantenersi in vita. Qualcuno
propone la fusione tra le due squadre, ma sono forti le discordanze
legate soprattutto alla denominazione della nuova società,
i vertici cittadini vorrebbero conservare il nome di Taranto,
quelli militari non sono d'accordo. Alla fine, con la riforma
dei campionati ("serie B" a due gironi e "serie
A" a girone unico) e con l'ammissione di entrambre le squadre
alla "serie B" da parte della Lega Centro-Sud, tutto
sfuma.
Alla fine del campionato 1946/47 l'A.S. Taranto retrocede
in "serie C". E' stato il primo campionato di "serie
B" del dopoguerra e il paese, con non pochi sforzi, sta
tentanto una lenta ripresa economica. I giornali escono in formato
"due pagine", proprio in quell'estate, in città
si inizia a stampare il "Corriere del Giorno" e proprio
questo giornale si fa promotore per l'iniziativa di fusione
tra Arsenale e Taranto. Dopo non pochi sforzi si raggiunge l'obiettivo.
L'accordo viene sottoscritto tra i dirigenti delle due squadre
e alla presenza del segretario della F.I.G.C., il dott. Valentini.
E' il 9 settembre 1947 e nasce l'U.S. Arsenaltaranto.
Il 23 gennaio dello stesso era morto a Taranto il fondatore
del calcio tarantino (Pro Italia 1904): Luigi Ascanelli, all'età di 82 anni. Dopo 4 campionati di "serie B" e altrettanti di
"serie C", i marinai della Marina Militare lasciano
la squadra di calcio da sola a camminare con le proprie gambe.
E' l'11 agosto 1955, dopo un campionato sofferto concluso con
una prova di carattere che ha regalato la permanenza in "serie
B", e la società assume nuovamente la denominazione
di A.S. Taranto.
La non breve storia della neonata società (30 stagioni
calcistiche, di cui 18 in "serie B" e 12 in "serie
C") rappresenta uno dei periodi più corposi e ricchi
di avvenimenti della storia del calcio rossoblu. Nel 1965, in
soli 100 giorni, viene costruito e inaugurato il nuovo stadio
chiamato della "Salinella" come il quartiere in cui
nasce. Sostiuisce il vecchio "Valentino Mazzola",
presidente del Taranto è Michele Di Maggio (in
carica per ben 10 anni, dal 1964 al 1974).
Nel 1968/69 e dopo
ben nove anni di tentativi, finalmente il Taranto viene promosso
in "serie B" ai danni della Casertana, classificatasi
prima ma penalizzata di ben 6 punti per aver commesso un'illecito
sportivo (Trapani-Casertana del 18/05/1969).
Alla fine della stagione 1973/74 il presidente Di Maggio dà le dimissioni, si fa avanti Giovanni Fico il quale
sventa l'ennesima grave crisi che stava per abbattersi sul calcio
rossoblu. Il campionato di "serie B" 1977/78 rappresenta
il punto più alto e più tragico del cammino del
Taranto. Dietro l'Ascoli dei miracoli, i rossoblu viaggiano
a gonfie vele grazie soprattutto alle reti del centravanti Erasmo
Iacovone, confermatosi come uomo-gol fondamentale alla
sua seconda stagione in maglia rossoblu. Il tragico incidente
del 6 febbraio 1978 spezza la vita del bomber e i sogni di gloria
dei tifosi tarantini. Un bagno di folla per Erasmo, nel giorno
dei suoi funerali, Taranto e i suoi tifosi non lo dimenticheranno
mai: due giorni dopo la sua morte, come da promessa di Fico,
lo stadio "Salinella" viene intitolato a lui.
Nel 1979/80 presidente è Donato Carelli, la
squadra è competitiva grazie alla poderosa campagna acquisti,
i tifosi sognano il massimo traguardo. E' l'anno dello scandalo
del calcio-scommesse e il 23 marzo 1980 succede qualcosa d'incredibile:
gli agenti della Guardia di Finanza irrompono sui campi
di gioco di Roma, Milano, Pescara, Palermo, Avellino, Genova e
Bergamo. Tra le società coinvolte (si
saprà dopo) c'è, purtroppo, anche il Taranto e
la partita incriminata è quella casalinga del 9 dicembre
1979 contro il Palermo, terminata 2-1 per i siciliani. Tra i
campi di gioco "invasi" non c'è lo Iacovone,
ma alla fine del campionato (a salvezza acquisita) accade ciò per cui i tifosi del Taranto,
quel 23 marzo avevano tirato un sospiro di sollievo: purtroppo
anche alcuni calciatori rossoblu sono coinvolti nello scandalo e alle singole sentenze si aggiunge anche quella che assegna ben 5 punti di penalizzazione al Taranto, da scontare nel campionato
successivo (1980/81), e che risulteranno
decisivi in quanto contribuiranno notevolmente alla retrocedessione in "serie C1",
laddove si rimarrà per 3 anni, dopo ben 12 stagioni consecutive
in "serie B".
Dopo innumerevoli e inutili tentativi per salvarlo, il Taranto
del grande cav. Luigi Pignatelli, l'11 aprile
1985 viene dichiarato fallito dalla sezione del Tribunale di
Taranto. Nemmeno gli ultimi sforzi erano serviti a qualcosa,
servivano dei finanziatori ma nessuno si è fatto avanti,
tranne uno: l'ing. Vito Fasano (uomo d'affari, il cui
capitale era soprattutto formato dai complessi ospedalieri ed
universitari che aveva fatto costruire in Italia e in Libia).
A fine aprile Fasano ottiene dal Tribunale il nulla osta per
il passaggio del titolo sportivo, in pratica è la cessione
di un'azienda fallita da un sodalizio ad un altro, cancellando
tutti i vecchi creditori. La società cambia denominazione
in Taranto Football Club S.p.A. e Vito Fasano è
il nuovo presidente, acquistando il tutto per 3 miliardi e 250
milioni delle vecchie lire. Il nuovo Taranto concluderà
la stagione in corso (1984/85) al 20° posto e quindi con
la retrocessione in "serie C1" ma importa poco: la
cosa più importante è l'aver salvato il calcio
tarantino in una situazione che si faceva drammatica.
Il 28 giugno 1989 l'ing.Fasano cede il pacchetto di maggioranza
delle azioni del Taranto F.C. al comm. Donato Carelli.
Nuovi orizzonti si preannunciano, i tifosi sperano che siano
rosei ma le loro aspettative verranno deluse nuovamente, stavolta
con il peggiore evento immaginabile dopo il fallimento: la radiazione,
dopo 4 anni di gestione Carelli. La stagione 1992/93 di "serie
B" entra ufficialmente nella pagina nera della storia del
calcio tarantino. La società è indebitata fino
al collo e la Co.vi.soc. (la Commissione di Vigilanza sulle
Società Calcistiche) se ne accorge fin dal dicembre del
1992. I calciatori, in ristrettezze economiche, inoltrano la
richiesta di messa in mora della società, garantendosi
così lo svincolo dal contratto a fine stagione ma portando
così il Taranto alla perdita del capitale e inesorabilmente
al fallimento. William Uzzi e Maria Ruta raggruppano
un comitato di garanti e, mettendo mani al portafogli, mettono
una pezza momentanea alla situazione. Purtroppo Carelli se la
passa male e con la fine del campionato (concluso con la retrocessione
in "serie C1") inizia il calvario burocratico che
porta alla radiazione dai professionisti. La situazione della
società è tragica e non si riesce a trovare nessun
imprenditore disposto a dare una mano per evitare il peggio.
La situazione sembra simile a quella dell'aprile 1985 ma ben
presto ci si renderà conto che è più grave:
stavolta non c'è il Fasano di turno e il 31 luglio del
1993 la Federazione decreta la radiazione del Taranto F.C. da
tutti i campionati professionistici. Il debito ammonta a 2 miliardi
e 700 milioni delle vecchie lire.
E' grazie ad un gruppo di imprenditori locali, capeggiati
dallo storico medico sociale rossoblu il dott. William Uzzi,
che nasce l'A.S. Taranto 1906 (l'anno della fondazione
della Pro Italia). Lo zoccolo trainante sarà composto
da Gino Bitetti, Giacomo Comegna e Pasquale
Ruta. Con il benestare della Lega, tenendo conto di storia
calcistica e bacino d'utenza e con circa 80 milioni di lire,
il 3 agosto 1993 la nuova società viene iscritta al "Girone
H" del "CND" (Campionato Nazionale Dilettanti),
altrimenti sarebbe toccata la "Terza Categoria". Al
secondo tentativo, il Taranto 1906 centra la promozione in "serie
C2" e rientra così tra i professionisti dopo un
campionato esaltante (1994/95, l'ultimo con i 2 punti per la
vittoria) e vince anche lo "Scudetto Nazionale Dilettanti" superando brillantemente Catania, Viterbese e Tolentino.
Brevissima parentesi per il Taranto 2000, società costituita in tutta fretta il 10 luglio 1997 dal parlamentare
ed ex-sindaco di Taranto Giancarlo Cito, con l'intento
di sostituire o comunque sovrapporsi al Taranto 1906. Il progetto è quello di una fusione con l'Altamura per iscriversi
al campionato. La Lega quasi ignora, posticipando la risposta,
la richiesta del "Taranto 2000-Altamura" e, in agosto,
con la diramazione dei calendari per la stagione 1997/98, conferma
l'iscrizione del Taranto 1906. Il Taranto 2000 di Cito deve
accontentarsi della Terza Categoria, a cui era stato iscritto
subito dopo la sua costituzione.
Alla fine del "CND" 1997/98, il trio Bitetti-Comegna-Ruta,
dopo aver messo in liquidazione il Taranto 1906 (15 luglio 1998),
iscrive (stesso giorno) la neonata Unione Sportiva Arsenaltaranto al "CND" 1998/99, adesso si cerca un nuovo presidente.
Lo si trova (7 agosto 1998) in Emanuele Papalia, a
sua volta presidente della Camera di Commercio di Taranto e
dell'Assocommercianti. Papalia entra nel Taranto a capo di una
cordata di 11 imprenditori lui compreso, i soci sono: Cavallo,
Ciracì, Gennarini, Giove,
Marangi (vice presidente), Palma, Petìo,
Schinaia, Simonetti, Tagarelli. Il "CND" 1999/00 inizia con 8 degli 11 soci (Cavallo,
Marangi e Petio abbandonano) e termina con il secondo posto
alle spalle del Campobasso. Nonostante un campionato ai vertici
e grossi sforzi societari, la promozione sfuma di un solo punto.
Alla fine della stagione (precisamente il 29 giugno 2000) il
presidente Papalia cede la società ad una cordata di
imprenditori capeggiata da Ermanno Pieroni (già d.s. del Taranto F.C. dal 1988/89 al 1990/91): si passa da Arsenaltaranto
a Taranto Calcio S.r.l., alla cui guida si portano Giove
(presidente), Pieroni, Palma, Simonetti
e Tagarelli.
Il 28 luglio 2000 il nuovo Taranto Calcio viene ripescato in
serie "C2" dopo la radiazione di Marsala e Saronno
in quanto non in regola con i bilanci societari e in virtù
del secondo posto ottenuto (con il maggior numero di punti fatti
a livello nazionale), del notevole bacino d'utenza e dell'ottima
situazione economica del nuovo sodalizio. L'anno dopo si centra
al primo tentativo e grazie ad una strepitosa rimonta sul Campobasso
(ben 11 i punti recuperati ai molisani), la tanto sospirata
promozione in "serie C1", il Taranto ritorna ad occupare
il posto che più gli compete, adesso si deve tentare
la "serie B", ma è ancora presto... nel 2001/02
i play-off danno il loro verdetto e passa il Catania, l'impresa
della terza promozione consecutiva non riesce.
I successivi campionati di "serie C1" sono contraddistinti
da numerosi problemi societari e continue diatribe
interne tra gli azionisti di minoranza (Giove, Palma, Tagarelli,
Simonetti) e quello di maggioranza (Pieroni), il tutto di fronte
all'impotenza della città già frastornata per l'ormai famosa finale play-off persa.
Parte della storia è incredibilmente simile a quelle già
raccontate in precedenza ed il passato si fonde inesorabilmente
con il presente, non riuscendo ad impartire alcun insegnamento
dagli errori e dalle sventure dei primi attori precedenti: dopo i primi due campionati di gloria, arriva la
prima retrocessione in serie C2 della storia (6 giugno 2004,
dopo i play-out contro la Fermana) ed è l'inevitabile
conseguenza delle ultime due pessime stagioni.
Il 7 agosto 2004 Ermanno Pieroni, patron di Ancona e Taranto, viene tratto in arresto
dalla Guardia di Finanza (riacquisterà la completa libertà il 9 aprile 2005), nel mirino: la gestione del club dorico. Ciò contribuisce a condurre
definitivamente alla deriva il Taranto Calcio S.r.l. che fallisce
inesorabilmente il 26 ottobre 2004, sotto il peso di 2 milioni
e 600 mila euro di debiti in soli 4 anni di gestione. Dai giornali si scopre che le istanze
di fallimento sono 18 e i creditori in totale ben 108. Si va
avanti con il contributo di 100 mila euro dell'Amministrazione
Comunale.
L'asta fallimentare (andata deserta in prima battuta) del
14 dicembre 2004 vede come unico partecipante l'imprenditore
di Manduria Vito Luigi Blasi, che diventa così il
presidente del nuovo Taranto Sport S.r.l. (nato ufficialmente
il 16 dicembre davanti al notaio De Francesco). L'offerta è di 294 mila euro (210 mila + gli oneri fiscali). L'organigramma
vede Luigi Blasi presidente, Luca Vinciguerra responsabile
dell'area contabile-amministrativa, Vittorio Galigani
responsabile dell'area tecnica, Elio Tresi direttore
sportivo e William Uzzi responsabile dell'area medica.
Al posto di quella fallita, che langue tristemente all'ultimo
posto con 8 punti, la nuova società prosegue ufficialmente
il campionato in corso con la restituzione del titolo sportivo
da parte della FIGC.
Il Taranto Sport termina la "stagione regolare" al terzultimo posto e conquista la meritata salvezza vincendo i play-out contro il Ragusa. |